Caro Piero,
ho cominciato a frequentare il nostro Gruppo fin dalla prima escursione in Calvana, pur non essendone ancora Socio, portato da Giovanni Cecconi, al quale mi univa una comune militanza sindacale, ma ben presto mi sono reso conto che quella sarebbe diventata anche per me, come per molti altri di noi, una seconda famiglia.
Il merito non è stato esclusivamente tuo, ma in gran parte sì. Io già frequentavo la montagna, avevo cominciato da bambino con gli Scout e poi, finita quella esperienza, avevo continuato a frequentarla saltuariamente, più spinto dal ricordo di quelle giovanili avventure che da una vera e propria passione.
Quella è cominciata da quando ho stretto amicizia con te, e continua ancora oggi più forte che mai.
Mi hai coinvolto con la tua indiscutibile competenza, frutto di una lunga esperienza in molteplici attività, come ad esempio la caccia, di cui hai continuato a parlarmi con entusiasmo anche se avevi smesso da decenni, che di primo acchito potrebbe sembrare antitetica rispetto al Piero di oggi, grande amante della natura e fiero paladino della sua difesa, ma che tu riuscivi a renderla compatibile con i tuoi valori, come espressione delle tue radici, della tua cultura.
Hai avuto la capacità di traghettare orgogliosamente il fardello di esperienze personali, politiche e sociali di tutta una vita nell’oggi, senza che queste potessero apparire retaggio di un romantico passato. A te non si può dire: ti s’è fermato l’orologio!
Per me, come per molti altri, sei stato un vero trascinatore per l’entusiasmo che ci mettevi in ogni cosa che facevi, che fosse una camminata, le cene del Gruppo o la manutenzione del Sentiero B.C., non c’era verso di non desiderare di esserci coinvolti, anche se a volte la fatica era tanta, soprattutto quando si trattava di camminare con te, ma alla fine la soddisfazione era molto più grande della fatica.
Grazie a te ho scoperto attività a me sconosciute come le ferrate o la montagna in inverno, che senza la tua guida non sarei mai stato in grado di affrontare.
A te mi univa anche il desiderio di andare a volte da soli per cime e boschi, non tanto per spirito di avventura, ma alla ricerca di un illusorio rapporto intimo con la natura e per trovare dei momenti di silenzio e solitudine positiva impossibili nella odierna società urbana. E tu sei stato l’unico a capirmi.
I bei ricordi che mi hai lasciato sono così tanti che condensarli in poche righe è impossibile.
Mi vengono in mente le impareggiabili sfide canore fra te e Carlino in Nepal, quando cercavate di imparare dagli Sherpa a cantare Resham Firiri, una canzone popolare nepalese o le volte (poche purtroppo) che ho avuto la possibilità di far parte del gruppo che, sotto la tua direzione cucinava i piatti della Cena della Primavera fra lazzi e battute.
E anche quella volta che nella penultima tappa del trekking in Val Venosta ci facesti fare una faticata tremenda e che si arrivò quasi a buio, ti ricordi? Ci furono diversi mugugni nei tuoi confronti, ma alla fine andammo a letto tutti contenti perché era impossibile serbarti rancore perché sapevamo quanto ci tenevi a condividere con noi il piacere di camminare in un ambiente così bello.
Ti sarò sempre grato per tutte le giornate in cui mi hai voluto con te a cercare cascate o salire qualche bella cresta o andare su e giù per forre, come quella volta al Fosso del Satanasso? Te lo ricordi? Se non era per te che portasti la corda dall’altra parte di quel traverso franoso per farci sicurezza, non saremmo riusciti a venirne a capo. E invece, grazie a te, è stata una delle più belle escursioni che mi sia capitato di fare.
E come dimenticare il “quarto d’ora del Gori”, ormai diventato l’unità di misura ufficiale per indicare il tempo che manca per arrivare alla fine di ogni escursione del nostro Gruppo, oppure “il tempo va a migliorare” detto da te durante un escursione in cui si stava camminando da ore sotto il diluvio giustificandolo col fatto che “peggio di così non può essere”. O certi tuoi buffi modi di dire: “fare canapé” per indicare le chiacchiere alla fine delle riunioni o “foto da comodino” per definire un ritratto venuto bene.
Ma il ricordo di te che mi resterà più impresso è la lettera che ti ha scritto Andrea, l’amico ventiseienne di tuo nipote Niccolò, che io ho letto ai presenti accanto alla tua bara durante la cerimonia con cui ti abbiamo salutato. E’ stato difficile per me non essere sopraffatto dall’emozione perché lì ho capito veramente nel profondo chi sei: una persona davvero solare, aperta, diretta, tanto da instaurare un legame immediato anche con un ragazzo di un’altra generazione che ti ha incontrato una sola volta e che con quell’unica occasione ha capito quali sono i tuoi valori, i tuoi ideali ed il tuo modo sincero di rapportarti con le persone.
Ciao, amico mio, sarai per sempre nel mio cuore.
Alessandro B.
